Come molti sapranno, perlomeno chi ne è appassionato lo sa da sempre, il termine “fumetto italiano” con la parola “speranza” non sempre va a braccetto, vuoi perché non c’è una giusta mentalità nella bella penisola per considerare il fumetto un arte, vuoi perché non sempre si riesce a vivere di carta e china. Ovviamente le eccezioni ci sono e una di queste porta il nome DAW. Daw, nome artistico di Davide Berardi, è uno dei pochi che è riuscito a portare, seppur in ambito indipendente (pubblica per la ProGlo Edizioni), il fumetto a un livello superiore nella scala della qualità, fondendo assieme un geniale non-sense con un tratto molto semplice, che non nasconde una sapiente mano, ma di effetto. La comparsa di Daw va ricercata in internet quando, tra i file passati via MSN dai ragazzini, circolavano le vignette “Lov”, ironici disegni dove Daw ironizzava sul rapporto di coppia (famosa quella “Ti amo” “cazzi tuoi”). Nel 2005 ha poi creato il suo blog, che porta il nome dei suoi quattro volumi cartacei pubblicati, “A come Ignoranza”, dove iniziò a pubblicare varie storie. E via quindi a situazioni improbabili che vedono protagonisti famiglie con istinti omicidi, personaggi talmente poco interessanti da comparire nel lato sbagliato delle vignette o di spalle nelle fototessere, spietate parodie della signora “Fleccier” impegnata a risolvere omicidi misteriosi quando è lei
che porta sfiga e quant’altro! Fondamentali sono: Sbranzo, personaggio creato dalla mente di P.I (personaggio Poco Interessante) e Brullonulla, ispirato al reale blogger, capace di giocare con la vita umana in quanto possessore del misterioso dottorato. Il punto di forza di questo nuovo (almeno su carta) fumettista sta nel riuscire a partorire, nella più totale ingenuità creativa, personaggi cinici e violenti che non agiscono per un motivo preciso, ma si trovano catapultati nella vignette così, di punto in bianco, e allo stesso modo improvvisano le loro storie e vicende infarcendole di comicità cha va dalla violenza gratuita, allo storpiamento lessicale (es., come detto prima, la signora Fletcher diventa la sign. “Fleccier”) fino alle vagonate di cinismo che danno modo alle sue storie di esistere. Ovviamente questo fumetto non potrebbe essere così comicamente deviato senza la personalità comicamente deviata del fumettista che nella sua opera rigetta tutta la sua personalità artistica e originalità. In conclusione “A come Ignoranza” è un fumetto geniale che cambia l’aria consumata alla stanza del panorama fumettistico italiano, ristretto quasi sempre a Tex o Dylan Dog, riempiendolo di nuova aria creativa. É un fumetto che sa come prendervi e come drogarvi… perlomeno con me l’ha fatto.
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