Raccolta fondi per i terremotati del’Aquila

Un lIBro Per rIdare vIta alla caSa dello StUdente

E’ impensabile credere che ci si possa abituare alla tragedia, alla sofferenza, alla di struzione, al pericolo. Ma, soprattutto, dopo tanti anni di lavoro appassionato e accanito nella Protezione Civile, ho capito che è im pensabile credere che ci si possa assuefare a una perdita che va oltre le cose e gli affet ti: quella della libertà. Così a L’Aquila fin dal le prime ore dopo il sisma, ciò che mi colpiva era questo: che le persone non potessero più uscire dalle proprie case , decidere che ve stito mettersi, accarezzare una foto, riposa re nel proprio letto, ritrovare le cose di un’in tera esistenza. Dovevamo «costringerli» a vi vere in una sorta di prigione, seppur fatta di sorrisi, di cibi caldi e le lenzuola pulite, all’in terno di semplici tende cui i volontari tenta vano di dare un po’ di profumo di casa. Do vevamo allestire per loro una vita tutta nuo va, un’esistenza fragile, fatta di riparo dal cal do e dal freddo, di buon cibo, di urgenze da affrontare e di problemi da risolvere, una vita nella vita nella quale abbiamo cercato anche di iniettare un pizzico di ottimismo. Ma scel te, davvero, quegli uomini coraggiosi, quelle donne così brave nel riprendersi la vita con piccoli gesti quotidiani, quei bambini così belli, non ne avevano. Alla luce di questo, il nostro compito è quello di restituire a quegli uomini e quelle donne la loro libertà.

Dante Merlonghi

Il terremoto è una rottura brusca del fluire pacifico dei giorni che scandiscono il ritmo della nostra quotidianità, una crepa profon da nel tessuto del tempo, un abisso di pau ra, di terrore, di sofferenza che separa per sempre il prima e il dopo. Coinvolge tutti, prima le vittime, gli abitanti della terra che trema, poi anche chi giunge a soccorrerli. Altre scosse danno, a chi è giunto soltanto dopo la catastrofe, almeno l’eco della pro fondità che il terremoto raggiunge nell’ani ma, nel corpo, nella mente dell’uomo che lo prova, mentre basta ascoltare e guarda re per trovare un piano di comune sentire tra tutti gli attori dell’emergenza. Ben venga dunque questo libro, dedicato ai volontari della Provincia di Ascoli Piceno e alle loro esperienze, alla tessera preziosa che hanno costruito in Abruzzo come parte del grande mosaico di ciò che l’Italia intera ha saputo costruire per stare insieme alla gente aqui lana, per dimostrare con fatti di buona vi ta che la tragedia di una popolazione non è confinata nel cratere ma è italiana, per te stimoniare con reti di amicizia che il dolo re accumulato in quelle terre non è lasciato solo a macerare nell’aceto dell’abbandono, per dire, vivendo e tessendo rapporti desti nati a durare, che il futuro d’Abruzzo è an che il nostro futuro.

Guido Bertolaso
Redazione


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